Vai al contenuto
NEXT STREAMING--:--DOM 25 OTT 2026
ON AIRRadio Studio 7In diretta
Economia

Ex Bonus Renzi, come recuperare fino a 1.200 euro con il modello 730: requisiti e scadenze

14 Ottobre 2026 · 06:10

Il trattamento integrativo può garantire fino a 100 euro al mese ai lavoratori che ne hanno diritto. Chi non ha ricevuto tutte le somme spettanti può verificare la propria Certificazione Unica e valutare la presentazione di una dichiarazione integrativa per ottenere il rimborso.

Fino a 1.200 euro all’anno da recuperare attraverso la dichiarazione dei redditi. È questa la possibilità offerta a chi, pur avendone i requisiti, non ha ricevuto integralmente il trattamento integrativo, conosciuto da molti come Bonus Renzi.

La misura, introdotta nel 2014 e successivamente modificata, continua a rappresentare un sostegno economico per una parte dei lavoratori dipendenti e dei percettori di determinati redditi assimilati al lavoro dipendente. Per capire se si ha diritto al beneficio e se sono rimaste somme da incassare, è importante controllare i dati fiscali e verificare quanto riportato nella Certificazione Unica.

Il recupero può avvenire attraverso il modello 730, quando ne ricorrono le condizioni, oppure mediante una dichiarazione integrativa. Prima di procedere, è però fondamentale verificare l’anno d’imposta interessato e le relative scadenze.

Che cos’è il trattamento integrativo, l’ex Bonus Renzi

Il Bonus Renzi è nato nel 2014 con un importo iniziale di 80 euro mensili. In seguito, il beneficio è stato portato a 100 euro al mese e ha assunto la denominazione ufficiale di trattamento integrativo.

L’agevolazione consiste in un credito fiscale che può raggiungere i 1.200 euro annui. Quando spettante, viene normalmente riconosciuta direttamente in busta paga dal datore di lavoro oppure, nei casi previsti, attraverso il soggetto che eroga prestazioni come la Naspi.

Il trattamento integrativo non va confuso con le altre misure di riduzione del cuneo fiscale o con le ordinarie detrazioni Irpef. Si tratta infatti di un beneficio con requisiti specifici, legati soprattutto al reddito complessivo e alla situazione fiscale del contribuente.

A chi spetta il Bonus Renzi

Il trattamento integrativo riguarda principalmente i lavoratori dipendenti e alcune categorie di contribuenti che percepiscono redditi assimilati al lavoro dipendente. Può interessare anche chi riceve la Naspi, se ricorrono le condizioni previste dalla normativa.

I pensionati, invece, non rientrano tra i beneficiari del trattamento integrativo in quanto tali.

Il diritto al bonus dipende dal reddito complessivo annuo e dall’imposta dovuta. In linea generale, occorre distinguere tre situazioni.

  • Redditi fino a 15.000 euro: il trattamento può arrivare a 1.200 euro annui, purché l’imposta lorda sui redditi rilevanti sia superiore alle detrazioni da lavoro spettanti, secondo le regole previste.
  • Redditi superiori a 15.000 euro e fino a 28.000 euro: il beneficio può essere riconosciuto quando determinate detrazioni, comprese quelle relative a familiari a carico, interessi sul mutuo per l’abitazione principale e specifiche spese detraibili, superano l’imposta lorda nei limiti stabiliti dalla legge.
  • Redditi superiori a 28.000 euro: in via ordinaria, il trattamento integrativo non spetta.

Il superamento di una determinata soglia reddituale non è l’unico elemento da considerare: per stabilire l’importo effettivamente spettante è necessario esaminare la dichiarazione dei redditi e le detrazioni applicabili.

Come recuperare il bonus non ricevuto

Può capitare che il trattamento integrativo non venga riconosciuto durante l’anno perché il datore di lavoro non dispone di tutte le informazioni necessarie sul reddito complessivo del dipendente. La situazione può verificarsi, per esempio, quando si hanno più rapporti di lavoro nello stesso anno o quando il reddito finale differisce da quello inizialmente previsto.

In questi casi, il controllo effettuato in sede di dichiarazione dei redditi può consentire di individuare eventuali somme ancora spettanti.

Se dal modello 730 emerge un credito, il rimborso viene normalmente riconosciuto dal sostituto d’imposta, quando presente e correttamente indicato, oppure secondo le modalità previste per i contribuenti senza sostituto.

Chi ha già presentato la dichiarazione ma ha dimenticato di inserire redditi o informazioni rilevanti può dover presentare una dichiarazione integrativa. La procedura corretta dipende dal tipo di errore, dall’anno d’imposta e dal risultato del ricalcolo fiscale.

Per questo motivo, prima di inviare una nuova dichiarazione, è opportuno rivolgersi a un Caf, a un commercialista o a un altro professionista abilitato.

Come verificare il pagamento nella Certificazione Unica

Il primo passo per capire se il trattamento integrativo è stato riconosciuto consiste nel consultare la Certificazione Unica relativa all’anno d’imposta interessato.

Nel documento occorre controllare le informazioni dedicate al trattamento integrativo, con particolare attenzione ai campi 390 e 391.

  • Campo 390: il codice riportato permette di verificare come è stato gestito il trattamento integrativo dal sostituto d’imposta. La sua interpretazione deve essere effettuata facendo riferimento alle istruzioni ufficiali della Certificazione Unica relativa all’anno considerato.
  • Campo 391: riporta l’importo del trattamento integrativo indicato nella certificazione, secondo le istruzioni del modello fiscale di riferimento.

Le informazioni relative al beneficio sono inoltre riportate nel rigo C14 del quadro C del modello 730.

Il confronto tra la Certificazione Unica, le buste paga e la dichiarazione dei redditi permette di individuare eventuali differenze e verificare se esiste un credito da recuperare. La presenza di un determinato codice, da sola, non garantisce comunque che siano dovuti altri 1.200 euro: è necessario calcolare quanto spetta effettivamente sulla base del reddito annuale e delle somme già ricevute.

Modello 730 integrativo: quali sono le scadenze

Per recuperare un credito fiscale non è sufficiente fare riferimento a una scadenza generica: bisogna distinguere tra il termine per presentare il modello 730 integrativo e quello previsto per altre forme di correzione della dichiarazione.

La data del 25 ottobre, tradizionalmente associata al 730 integrativo, può essere soggetta a regole e proroghe specifiche per il singolo anno. Inoltre, il termine del 26 ottobre indicato in alcune comunicazioni potrebbe riferirsi a una particolare scadenza o a un diverso adempimento.

Prima di procedere, è quindi necessario consultare il calendario fiscale ufficiale dell’Agenzia delle Entrate relativo all’anno interessato e verificare se la correzione richiesta rientra effettivamente nella procedura del 730 integrativo.

La dichiarazione può essere trasmessa tramite un Caf o un professionista abilitato, che potrà anche verificare quale procedura utilizzare per ottenere l’eventuale rimborso.

E se dalla correzione emerge un debito?

Non tutte le rettifiche producono un credito a favore del contribuente. Se il ricalcolo evidenzia che il trattamento integrativo è stato riconosciuto senza averne diritto, oppure che sono state versate imposte insufficienti, potrebbe emergere una somma da restituire.

In queste circostanze, la procedura da seguire dipende dal tipo di dichiarazione già presentata e dalla natura della correzione. Può essere necessario ricorrere al modello Redditi Persone fisiche oppure utilizzare un’altra modalità prevista dalla normativa.

Il pagamento può avvenire attraverso le modalità indicate dall’Agenzia delle Entrate, anche mediante modello F24 quando applicabile. Eventuali possibilità di rateizzazione devono essere verificate in base alla situazione specifica.

Come capire se hai diritto al rimborso

Per sapere se è possibile recuperare il Bonus Renzi, conviene partire da tre verifiche: il reddito complessivo dell’anno interessato, gli importi riportati nella Certificazione Unica e quanto è già stato riconosciuto in busta paga o attraverso la prestazione di disoccupazione.

Solo dopo questo controllo è possibile stabilire se esiste un credito fiscale e quale dichiarazione occorra presentare per recuperarlo.

Attenzione alle scadenze: poiché le regole e i termini cambiano in base all’anno d’imposta, è consigliabile verificare le istruzioni ufficiali prima di inviare una dichiarazione correttiva. In questo modo si può evitare di perdere un rimborso spettante o di presentare una procedura non adatta al proprio caso.

Condividi la notizia

Altre NEWS

Scrivi in diretta
IN DIRETTARadio Studio 7